29 mar

Giubileo del 1300: il primo anno giubilare

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Bonifacio VIII fu il primo Papa della Chiesa cattolica a indire un Giubileo.

Bonifacio VIII fu il primo Papa della Chiesa cattolica a indire un Giubileo.

Il primo Giubileo della storia della Chiesa cattolica risale al 1300. Venne indetto da Papa Bonifacio VIII, che dunque viene ricordato per il primo anno santo. Forse non tutti sanno che originariamente la scadenza del giubileo venne fissata, proprio da Bonifacio VIII, in 100 anni. I numeri tondi, si sa, sono sempre piaciuti agli uomini. Poi però l’intervallo venne ridotto a 50 anni, quindi a 33 anni e infine a 25. Lasciando spazio alla possibilità di indire giubilei minori o straordinari.

Giubileo 1300: Papa Bonifacio VIII

Benedetto Caetani (Anagni ca. 1235-Roma 1393), prima di diventare Papa Bonifacio VIII, era membro di una famiglia dell’alta nobiltà romana, condizione che lo portò a entrare giovanissimo nella curia pontificia e a svolgere missioni diplomatiche in Francia e in Inghilterra. Nel 1281 divenne cardinale per volere di Martino IV; contribuì alla scelta di dimisioni da parte di Celestino V nel 1294 e lo stesso anno, la Vigilia di Natale, fu eletto papa con la forte opposizione delle famiglie nobiliari rivali, fra le quali spiccavano i Colonna (in particolare, Giacomo e Pietro Colonna gli rifiutarono obbedienza).

La politica di Bonifacio VIII fu senz’altro votata al compromesso, dal punto di vista temporale. Un esempio di questa strategia è costituito dai patti con Spoleto (giugno 1295): il Papa concedeva al comune piena giuristdizione su tutti i tipi di processo.

«Spoleto avrebbe dovuto presentare al papa o al rettore provinciale, due volte l’anno, una lista di tre candidati alla carica di podestà e tre candidati alla carica di giudici d’appello: se la nomina non veniva fatta entro un mese, avrebbe potuto scegliere autonomamente»

si legge in Comuni e signorie nell’Italia nordorientale e centrale: Lazio, Umbria e Marche, Lucca, Vol.VII ** di Storia d’Italia della UTET, diretta da G. Galasso.

Secondo lo storico Johannes Haller, Bonifacio

«possedeva più potere nelle provincie del suo Stato di qualsiasi altro papa prima di Innocenzo III»

Giubileo 1300 – Perché Bonifacio VIII lo indisse?

Quando Bonifacio VIII indisse il primo giubileo, a Roma si diceva che fosse cosa nota l'Indulgenza del centenario.

Quando Bonifacio VIII indisse il primo giubileo, a Roma si diceva che fosse cosa nota l’Indulgenza del centenario.

Perché Bonifacio VIII indisse il primo Giubileo del 1300? La domanda è, naturalmente, oggetto di studi storiografici e non ha una risposta univoca, perché dipende molto dalla lettura che si dà del personaggio-Bonifacio VIII.

La storiografia, comunque, è pressoché concorde nell’eliminare interpretazioni mondane e economico-finanziarie che venivano attribuite all’origine della decisione del pontefice. Gli studi più interessanti, di stampo laico, si trovano in “Medioevo Cristiano” (di Raffaello Morghen) e in “Storia di Roma – Roma dal Comune di Popolo alla Signoria Pontificia (1252-1377) di Eugenio Dupré Theseider. Questo nonostante altre versioni dei fatti (più giornalistiche, meno storiche), come per esempio “L’italia dei secoli d’oro” di Montanelli e Gervaso attribuiscano alle origini dell’idea di Bonifacio VIII la necessità di rimpinguare le casse del Vaticano.

Ma la storia, si sa, è più complessa di come si tende a rappresentarla. Anzi, nel già citato volume della UTET, che fa un’accurata disamina delle fonti a disposizione per comprendere la situazione finanziaria dello Stato pontificio (dopo un secolo di vita). Secondo i dati a disposizione, è lecito pensare «ad un florido stato delle finanze tra il 1288 e il 1303», cosa che fa decadere l’ipotesi del duo Montanelli-Gervaso.

Il 15 ottobre del 1298, Bonifacio VIII accettava la resa della famiglia Colonna (che, come si diceva, contestava la legittimità dell’elezione del Papa) e aveva già raggiunto una (provvisoria) pacificazione con Filippo il Bello. Era dunque in una condizione tale di potere da aver tutte le possibilità di immaginare un Giubileo. Ma non lo fece. Non volontariamente, almeno. Verso la fine del dicembre del 1299, a Roma la parola “indulgenza plenaria” cominciava a circolare con urgenza – quei numeri tondi, quelle teorie millenaristiche che si rispolverano anche a fine secolo –, quasi con necessità, secondo storici dell’epoca. Si sparse la voce che il 1° gennaio del 1300 si sarebbe concessa l’indulgenza plenaria a tutti coloro che si fossero recati nella Basilica di S. Pietro. E così, una moltitudine di romani si riversò nella Basilica. È possibile che questo moto verso la Basilica non fosse affatto “spontaneo” ma ispirato da una predica ad opera di un canonico che avrebbe detto che quel giorno si sarebbe acquistata un’«indulgenza maggiore, straordinaria».
Non c’era alcuna “prova documentale” di tutto ciò, né evidenze di celebrazioni giubilari negli anni “tondi” passati. Ma alla fine, Bonifacio VIII si convinse a cavalcar il moto popolare, retroattivamente.

È possibile dunque che il desiderio di confermare il proprio potere temporale, quello di riaffermare l’autorità spirituale e quello di venire incontro alle esigenze, alle istanze del popolo romano si siano sommate nella decisione.

Giubileo 1300 – La bolla del primo anno santo

Giubileo del 1300 - Ecco l'originale della Bolla di Bonifacio VIII che lo indice e istituisce la prima indulgenza giubilare

Giubileo del 1300 – Ecco l’originale della Bolla di Bonifacio VIII che lo indice e istituisce la prima indulgenza giubilare

La bolla del primo anno santo e la prima indulgenza giubilare. Bonifacio VIII, con la bolla Antiquorum habet fida relatio (Un documento degno di fede), il 20 febbraio del 1300 istituisce il primo anno santo. E istituisce anche la prima indulgenza giubilare, a partire dal Natale del 1299, quindi retroattivamente.

Questo il testo latino della bolla:

«Antiquorum habet fida relatio, quod accedentibus ad honorabilem Basilicam Principis Apostolorum de Urbe concessae sunt magnae remissiones, et Indulgentiae peccatorum. Nos igitur qui iuxta officij nostri debitum salutem appetemus, et procuramus libentius singolorum, huiusmodi remissionem, et Indulgentias omnes, et singulas, ratas, et gratas habentes, ipsas auctoritate Apostolica Confirmamus, et approbanus. Ut autem Beatissimi Petrus, et Paulus Apostoli eo amplius honorentur, quo eorum Basilicae de Urbe devotius fuerint a fidelibus frequentatae, et fideles ipsi spiritualium largitione munerum ex huiusmodi frequentatione magis senserint se refertos; Nos de Omnipotentis Dei misericordia, et eorundem Apostolorum eius meritis, et auctoritate consisi, de Fratrum nostrorum consilio, et Apostolicae plenitudine potestatis, omnibus in praesenti anno millesimo trecentesimo a Festo Nativitatis Domini Nostri Iesu Christi praeterito proxime inchorato, et in quolibet anno centesimo secuturo, ad Basilicas ipsas accedentibus reverenter, vere poenitentibus, et Confessis, vel qui vere poenitebunt, et consistebuntur, in huiusmodi praesenti, et quolibet centesimo secuturo annis, non solum plenam, et largiorem immo plenissimam omnium suorum concedemus, et concedimus veniam peccatorum. Statuentes, ut qui voluerint huiusmodi Indulgentiae a nobis concessae fieri participes, si fuerint Romani, ad minus triginta diebus continuis, seu interpolatis, et saltem semel in die, si vero Peregrini fuerint, aut Forenses, simili modo diebus quindecim, ad Basilicas easdem accedant. Unusquisque tamen plus merebitur, et Indulgentiam efficatius consequetur, qui Basilicas ipsas amplius, et devotius frequentabit. Nulli ergo, etc. Datum Romae apud S. Petrum 8 Kal Martij Pontificatus nostri anno sexto».

Questa una delle tradizioni offerte in rete:

«Una narrazione degli antichi degna di fede riferisce che ci coloro che accedono all’onorabile basilica del Principe degli Apostoli dell’Urbe sono state concesse grandi remissioni e indulgenze dei peccati. Noi pertanto, che per dovere del nostro ufficio desideriamo e procuriamo ben volentieri la salvezza di ciascuno, approvando con piacere tutte e singole tali remissioni e indulgenze, noi, per autorità apostolica, le confermiamo, approviamo e anche rinnoviamo e rafforziamo con il patrocinio della presente scrittura.

Tuttavia, affinché i beatissimi apostoli Pietro e Paolo siano più onorati quanto più i fedeli frequenteranno con la massima devozione le loro basiliche di Roma e così avvertiranno di essere molto confortali dall’effusione di doni spirituali, noi fiduciosi nella misericordia di Dio onnipotente, nei meriti e nell’autorità dei suoi apostoli, con il consiglio dei nostri fratelli, concediamo nella pienezza della potestà apostolica a tutte le persone che nel presente Anno millesimo trecentesimo dalla trascorsa festa della Natività del Signore Nostro Gesù Cristo, di recente iniziato, e in qualunque anno centesimo successivo accederanno con riverenza, veramente pentite e confessale o che si pentiranno veramente e si confesseranno nel presente anno o in qualunque anno centesimo successivo, il perdono noti solo pieno e più ampio anzi pienissimo per tutti i peccati commessi.

Decretiamo che chi vorrà partecipare a questa indulgenza da noi concessa dovrà visitare le stesse basiliche almeno una volta al giorno per trenta giorni, continui o intervallati, se saranno romani, se invece saranno pellegrini o forestieri per quindici giorni alle stesse condizioni. Ognuno tuttavia meriterà di più e conseguirà in modo più efficace l’indulgenza se visiterà le stesse basiliche con maggiore devozione e frequenza. A nessuno in modo assoluto sia lecito infrangere od opporsi con audacia temeraria a questo documento di conferma, approvazione, innovazione, concessione e costituzione. Se alcuno presumesse di attentarvi, sappia che incorrerà nell’indignazione di Dio onnipotente e dei beati apostoli Pietro e Paolo. Dato a Roma, presso San Pietro, il giorno VIII prima delle calende di marzo, anno sesto del nostro pontificato».

Si noti che, pur in assenza di reale documentazione, Bonifacio VIII sceglie di affidarsi a “documenti antichi degni di fede” per “giustificare” in qualche modo l’indizione dell’anno giubilare.

Nella bolla, Bonifacio ne approfittò per escludere un po’ di nemici dal novero di coloro che potevano ottenere l’indulgenza.

Primo: i cristiani che commerciavano con i Saraceni.
Secondo: il re Federico di Sicilia, con i siciliani, per dare una bottarella al nemico (Federico di Sicilia occupava il regno contro il volere della Chiesa.
Terzo: i Colonna condannati e i loro fiancheggiatori (pubblico o occulti che fossero) finché non si fossero sottomessi alla Sede Apostolica.

È evidente, insomma, che il giubileo rappresentasse anche un’occasione di consolidamento del potere del papato.

Indulgenza: come si otteneva

Giubileo del 1300: come funzionava l'indulgenza plenaria

Giubileo del 1300 – L’indulgenza plenaria raccontata nell'”Historia de’giubilei pontificii” – Di Andrea Vittorelli

Il Giubileo 1300 è anche il primo anno santo in cui, come si diceva, si poteva ottenere l’indulgenza plenaria.

Le modalità venivano chiarite dalla bolla stessa. Per i romani era necessario accedere alle Basiliche di San Pietro o di San Paolo almeno una volta al giorno per 30 giorni (non necessariamente consecutivi).

I pellegrini che venivano da fuori, invece, dovevano accedervi per 15 giorni.
Naturalmente, l’indulgenza veniva definita “più efficace” per chi avesse frequentato le basiliche con maggior «frequenza e devozione».

Il Giubileo del 1300 nella Divina Commedia

Giubileo 1300 - Divina commedia - Dante Alighieri

Il Giubileo del 1300 ha un suo spazio anche nell’opera di Dante Alighieri.

Secondo la ricostruzione letteraria più diffusa, il viaggio immaginario di sette giorni di Dante fra Inferno, Purgatorio e Paradiso, si svolge proprio nell’anno del primo Giubileo, il 1300. Per la precisione, inizierebbe l’8 aprile 1300, il Venerdì Santo di quell’anno (secondo altri, sarebbe il 25 marzo del medesimo anno). L’identificazione di questa data avviene attraverso una serie di passi della Divina Commedia. Tanto per cominciare, lo smarrimento nella «selva oscura» avviene «nel mezzo del cammin» della vita di Alighieri. Visto che nel Convivio Dante scrive «lo punto sommo di questo arco [della vita terrena] ne li più io credo [sia] tra il trentesimo e il quarantesimo anno, e io credo che ne li perfettamente naturati esso ne sia nel trentacinquesimo anno», è più che lecito ritenere che questo «mezzo del cammin» siano proprio i 35 anni. Essendo Dante nato nel 1265, ecco arrivare il 1300.

C’è poi la coincidenza con l’anno giubilare e il percorso di redenzione che Dante immagina per sé.

Infine, c’è il riferimento a un episodio della vita di Dante, che proprio nel 1300, in qualità di Priore, dovette firmare l’esilio di Guido Cavalcanti, di cui era amico.

Come se non bastasse, nel canto XXI dell’Inferno, vv. 112-114, ecco il diavolo Malacoda affermare che i ponti che collegano le bolge dell’ottavo cerchio crollarono tutti al momento della morte di Cristo, che il diavolo colloca esattamente «mille dugento con sessanta sei anni» e cinque ore prima del colloquio fra il diavolo e Dante.

Infine, ecco il riferimento circa l’afflusso dei pellegrini a Roma (Inf. XVIII, 28-33)

«Come i Roman, per l’esercito molto,
L’anno del Giubbileo, su per lo ponte
Hanno a passar la gente modo tolto:

Che dall’un lato tutti hanno la fronte
Verso ’l castello, e vanno a santo Pietro;
Dall’altra sponda vanno verso ’l monte».

Giubileo 1300: bibliografia

Di seguito, ecco una bibliografia essenziale relativa al giubileo del 1300. Non tutti i libri sono consultabili integralmente online.

Archivum Historiae Pontificiae, Volume 30, «Il Giubileo del 1300» di Mario Fois
Il papato nel secolo XIII: cent’anni di bibliografia (1875-2009), di Agostino Paravicini Bagliani
Ecclesia in hoc mundo posita: studi di storia e di storiografia medioevale, di Pietro Zerbi
Historia de’giubilei pontificii, di Andrea Vittorelli

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Giubileo del 1300: il primo anno giubilare
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Giubileo 1300: primo anno giubilare della storia. Papa Bonifacio VIII, la bolla, la Divina commedia, la porta della Basilica di San Pietro, l'indulgenza.

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